P.D.
Daniela ASSENZA
“IL
RUOLO DEL PODOLOGO NEL TRATTAMENTO DELLE PATOLOGIE PODOLOGICHE“
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IL
PODOLOGO OGGI IN EUROPA.
Con il termine podologo si definisce, sul piano scientifico e culturale
un professionista sanitario in possesso di Laurea Universitaria che
svolge atti preventivi e/o terapeutici nei confronti delle affezioni
podaliche.
Il podologo compie autonomamente,
con o senza prescrizione medica:
1. la diagnosi e il trattamento di tutte le patologie podaliche
inerenti:
• ipercheratosi, cheratosi, dicheratosi matatarsali.
• lesioni conseguenti a metatrsalgie.
2. l’utilizzo di strumentazioni diagnostiche quali:
• pedane baropodometriche e solette a sensori
• videocamere, digitalcamere e podoskanner
3. la prescrizione, l’ideazione, la realizzazione e l’applicazione di
ortesi: finalizzate a trattare le affezioni biomeccaniche della
deambulazione:
• plantari
• avampodaliche e digitali

Il podologo è in grado di integrare l’intervento medico, sul piano della
prevenzione, cura e riabilitazione
• nelle alterazioni biomeccaniche strutturali e funzionali
• nei trattamenti integrativi pre e postoperatori
Più in particolare il podologo è nella situazione di attuare in concreto
una prevenzione primaria, in quanto è in grado di “distinguere” il
carattere patologico di affezioni che molto spesso sono sintomatiche di
un’alterata funzione dei piedi o “decifrare” la sospetta eziologia delle
stesse
Il moderno trattamento podologico viene integrato ed è integrativo delle
recenti tecniche chirurgiche più conservative.
E’ fondamentale per il Paziente, per il Podologo e per il Chirurgo
Ortopedico ottenere il massimo risultato in sinergia multidisciplinare.
 “IL
RUOLO DEL PODOLOGO NEL TRATTAMENTO DELLE METATARSALGIE”
è un soggetto veramente ampio e multisfacciettato, in quanto la
valutazione e la conseguente gestione delle metatarsalgie sono legate ad
una molteplicità di cause che possono essere legate a disordini
funzionali, a deformità strutturali, a condizioni infiammatorie e
degenerative, a stress, fratture e altre cause ancora di vario tipo
quali infezioni, traumi, problemi vascolari e via dicendo. Per
definizione il termine descrive un dolore all’avampiede
indipendentemente appunto dalla sua eziologia e dalle cause che lo hanno
prodotto.La difficoltà di diagnostica differenziale non è dunque
trascurabile.Un’appropriata gestione del paziente con metatarsalgia deve
essere incentrata su una pianificazione ben fatta, con obiettivi e scopi
terapeutici realistici e sinergici.
Scopi
primari del podologo nell’individuare e trattare le metatarsalgie sono:
• la riduzione del dolore
• la riduzione della deformità
• il miglioramento della funzione
• il miglioramento della morbidezza e dello stato di elasticità
tissutale
• la prevenzione della progressione delle esistenti deformità.
Per realizzare questi ampi scopi gli obiettivi del podologo sono:
1. Identificare e valutare gli specifici componenti della deformità e i
fattori eziologici che hanno contribuito al manifestarsi della stessa.
2. Educare il paziente a quella che potrebbe essere, o sarà certamente,
la naturale progressione della sua condizione.
3. Determinare e iniziare il piano ottimale di trattamento con una
considerazione generale soprattutto dello stato e dei bisogni del
singolo paziente.
4. Provvedere agli appropriati trattamenti chirurgici o non, come
programmati.
5. Provvedere alle necessarie cure e attenzioni post operatorie e
riabilitative monitorando nello stesso tempo l’eventuale trattamento di
ogni complicazione.

E’ chiaro che per fare tutto ciò, il chirurgo ha la necessità vitale di
avere un aiuto sia in fase preventiva, sia in fase successiva
all’intervento chirurgico e il podologo può fornire questo tipo di
“compliance” attiva al medico.
Quali sono dunque i principi generali del trattamento podologico?
L’obiettivo principale nel trattamento delle metatarsalgie è ridurre
sintomi cosicché il paziente possa avere sollievo o recuperare un
livello di attività motoria normale.
Naturalmente il tipo di paziente affetto da metatarsalgie può variare
ampiamente condizionando la patologia stessa, in funzione all’età, del
grado di severità dei sintomi, del livello delle malattie articolari;
perciò i protocolli di trattamento devono essere sviluppati su basi
molto variabili e non possono esser fissati con delle “guide line”
rigide.
Bisogna considerare inoltre che molte forme patologiche di metatarsalgie
non sono obbligatoriamente di tipo chirurgico e di conseguenza
necessitano solo di trattamenti incruenti che possono andare dalle
ortesi, alla rieducazione tissutale, alla rieducazione motoria
funzionale, alla calzatura, e via dicendo.
Per
tale motivo il management terapeutico del podologo varierà
considerevolmente in funzione delle variabili eziologiche, anagrafiche,
ed esistenziali.
Ma anche nei casi ad indicazione prettamente chirurgica non
obbligatoriamente il paziente, per vari motivi quali età, ansia, tipo di
lavoro, può gradire l’intervento e bisogna di conseguenza ugualmente
ricorrere a tali sistemi incruenti.
Inoltre, ogni paziente deve essere a conoscenza di tutte le alternative
alla chirurgia e dei potenziali successi o insuccessi delle
complicazioni e dei rischi legati ad un intervento chirurgico, essendo
lasciato libero di scegliere da solo quale tipo di trattamento
perseguire..
Cosa può fare dunque in pratica un podologo nel trattamento delle
metatarsalgie?
Innanzitutto il podologo ha la capacità per il suo profilo
professionale, di effettuare subito un esame del piede, analizzandone la
funzionalità motoria e cercando di stabilire se il problema è
esclusivamente legato a fattori biomeccanici o se invece ci siano delle
concause interne di competenza medica.
Se si tratta di forme esclusivamente di tipo biomeccanico può
intervenire direttamente con delle ortesi plantari, e se ci sono dei
problemi anche cutanei con il ripristino dell’iperattività cutanea
attraverso la prescrizione di mediatori farmacologici adatti.
Se
dopo tale terapia incruenta i risultati non saranno quelli attesi o se
siano direttamente di interesse chirurgico, il podologo invierà il
paziente al chirurgo ortopedico per una valutazione chirurgica.
In quest’ultima situazione se l’intervento viene accettato il podologo
può intervenire ancora assistendo il paziente nel prosequio
dell’intervento: sia dal punto di vista del controllo degli edemi, sia
dal punto di vista del controllo della ripresa della deambulazione, sia
per quello che riguarda le medicazioni e i bendaggi che necessitano
post-intervento.
Quindi a differenza dell’ancestrale funzione tecnico ortopedico che come
da suo profilo non può fare altro che ricevere una prescrizione da un
medico, eseguire un plantare sulle basi di quello che il medico indica e
fornire eventualmente delle calzature, il podologo con la sua autonomia
professionale può veramente essere un valido collaboratore del medico a
livello pre e post-intervento.
Inoltre darà precise indicazioni sul tipo di calzatura adatta inviando
il paziente al tecnico ortopedico per la fornitura della stessa. |